News 12 Set 2022

La Commissione Europea e la nuova strategia per l’area del tessile: una sfida e un’opportunità da saper gestire


In Nord Est Systems abbiamo il pallino della Qualità e sosteniamo l’importanza dell’attenzione all’ambiente. Questo ci ha portato a guardare con attenzione il settore della moda, in particolare quello del tessile e dell’abbigliamento, che da tempo è sotto i riflettori per la necessaria attenzione ai lavoratori della filiera (ormai un requisito fondamentale dopo il disastro del Rana Plaza del 2013) e, nell’ultimo periodo, anche per la (per fortuna) crescente attenzione al mondo della sostenibilità, con un occhio di riguardo alla circolarità dei prodotti.

Il disastro del Rana Plaza, 2013 (immagine da euronews.com)

La Strategia Europea per i tessuti sostenibili e circolari

Il 10 giugno scorso è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge Salvamare, relativa alla norma del 17 maggio 2022 «Disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell’economia circolare». Rispetto alla versione precedente, l’edizione pubblicata è stata privata dell’articolo 12, che sanciva l’obbligo di etichettatura ambientale per il rilascio di microfibre dei prodotti tessili. Alla base della privazione ci sono gli evidenti limiti del settore, anche strutturali e operativi, che denunciano la difficoltà di cambiamento dei processi produttivi da attuare in breve tempo.

Tuttavia, la strada, per la Commissione Europea, è ormai tracciata ed è in una sola direzione: quella della sostenibilità. Non a caso il 30 marzo scorso è stata pubblicata la EU Strategy for Sustainable and Circular Textiles, una strategia cha fa parte della Sustainable Product Initiative (SPI) e che prevede che

Entro il 2030 i prodotti tessili immessi sul mercato dell’UE saranno durevoli e riciclabili, in larga misura realizzati con fibre riciclate, prive di sostanze pericolose e prodotte nel rispetto di diritti sociali e ambiente.

Attualmente si tratta di una raccomandazione, come spesso accade per le prime iniziative strategiche della Commissione, che cerca di agevolare le imprese evitando da subito delle azioni legislative. Ma fino a quando?

I numeri preoccupanti del settore, come riporta la stessa strategia, sono impressionanti.

Il cimitero dei tessuti, Atacama, Cile

In Europa la moda è il 5° settore più inquinante (il 2° al mondo), per il quale ogni anno vengono buttati 5,8 milioni di tonnellate di tessuti, circa 11 kg per persona. La produzione è quasi raddoppiata tra il 2000 e il 2015 e il consumo di vestiti e calzature dovrebbe aumentare da 62 milioni di tonnellate attuali a 102 milioni tonnellate nel 2030.

Raccomandazioni e necessità di adattamento per le aziende del tessile

Alla luce di questi (e molti altri) dati relativi ai problemi del settore, -principalmente causati dal modus operandi del mondo fast fashion- la Commissione Europea individua le priorità di azione nell’implementazione di prodotti che prevedano il riutilizzo, la riparazione e il riciclo delle fibre, spingendo così l’approccio circolare nel mondo fashion. Si legge nella raccomandazione:

Il fast fashion è fuori moda e le aziende si devono assumere la responsabilità del fine vita (EPR) dei loro prodotti, spingendo per il riciclo da fibra a fibra, evitando l’incenerimento e il conferimento in discarica dei tessuti.

In più, verrà fatto divieto di overproduction e le aziende saranno chiamate rispondere della distruzione eventuale della merce in eccedenza.

Aggiungiamo che parole come: microplastiche, riciclo, circolarità, riparabilità sono sempre più espressione dell’interesse dei consumatori, che hanno una domanda crescente di informazioni e garanzie di buon operato, alla base di acquisti consapevoli.

Non è quindi semplice per chi lavora nel settore adeguarsi e capire bene cosa fare e come muoversi.

L’importanza delle certificazioni

Una buona soluzione, per seguire una roadmap verso un approccio sostenibile, è quella delle certificazioni. Le certificazioni disponibili sono davvero molte e di diversa natura e possono essere relative a: materiale, prodotto (es. GRS, GOTS, Oekotex etc) oppure alle organizzazioni stesse.

Volendo soffermarsi sulla gestione dell’organizzazione, è ormai un dato di fatto che oggi i grossi brand della moda sono chiamati dal mercato ad una trasparenza sempre più esigente, che vuole sapere il percorso completo di un prodotto, le mani attraverso cui è passato e come sia stato realizzato.

Questa richiesta si proietta chiaramente verso il vasto mondo dei terzisti, che diventano automaticamente parte della catena di custodia di valori importanti, ai quali devono dimostrare di essere fedeli attraverso degli audit sempre più dettagliati e/o attraverso la certificazione diretta.

Come già detto, l’attenzione ai lavoratori è ormai un requisito necessario nel campo fashion, tant’è che la certificazione SA8000: 2014 (SA: Social Accontability ovvero, Responsabilità sociale) è il primo standard diffuso a livello internazionale circa la responsabilità sociale di un’azienda. 

Certificazioni SA8000: 2014 e ISO 14001:2015

Si tratta dello standard di riferimento riconosciuto a livello mondiale, nato con l’obiettivo di garantire condizioni di lavoro ottimali. Uno standard accreditato, che risponde alle esigenze delle organizzazioni che intendono distinguersi per il loro impegno nello sviluppo sostenibile, con particolare attenzione alle tematiche sociali.

La sua applicazione comporta il rispetto dei requisiti minimi in termini di diritti umani e sociali. Analogamente la ISO 14001: 2015, fi ssa i requisiti di un sistema di gestione ambientale di una organizzazione. Chi vuole avere una buona gestione ambientale può iniziare applicando i requisiti della normativa e gestendoli in maniera appropriata. Chiaramente il buon agire in termini di sostenibilità non può esaurirsi nella normativa, ma trova in essa, di sicuro, un giusto approccio e delle indicazioni inconfutabili per rispondere alle sempre più imponenti richieste del mercato, sia dei consumatori, che delle grandi aziende che devono tutelare (e comunicare) il proprio operato.

La conformità ai requisiti delle norme si esplica nella certifi cazione rilasciata da un Organismo di Certificazione indipendente.

Un primo passo verso lo sviluppo sostenibile può quindi coincidere con la scelta di una certificazione, che andrà gestita e mantenuta negli anni per restare credibile garantendo il miglioramento continuo.
In un contesto come quello attuale, dove ogni realtà è chiamata a fare quanto possibile per rispondere a delle inequivocabili nuove esigenze di sviluppo sostenibile, la scelta operativa di certifi care la propria organizzazione può essere vincente anche in termini di mercato, a supporto di progetti di ampio respiro dai quali è un peccato essere esclusi, sia per occasioni di business che in virtù di azioni concrete per un
cambiamento positivo.


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